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Sabato 18 Maggio 2013 12:48 |

I comunisti ciprioti non escludono l'uscita dall'Unione Economica e Monetaria
di MG
Il parlamento di Cipro ha approvato (29 voti contro 27) il memorandum di intesa con la troika, che presuppone dure misure di austerità e un by I Want This">programma di privatizzazioni selvagge in cambio di un finanziamento di 10.000 milioni di euro.
Il memorandum, che promette un intervento delle istituzioni finanziarie europee pari al 60% del PIL del paese, impone come condizione che il governo riesca a trovare altri 13.000 milioni di euro attraverso drastici tagli delle spese sociali, l'aumento delle imposte e la vendita (o meglio, svendita) del patrimonio pubblico.
Questo autentico saccheggio annunciato dell'economia nazionale è stato respinto solo dai parlamentari comunisti di AKEL, la principale forza di opposizione, il cui Comitato Centrale ha diffuso un documento, in cui si afferma che l'unica scelta possibile per Cipro è quella di “trovare una soluzione fuori dall'accordo sui finanziamenti del memorandum”.
Akel non esclude che tale scelta “probabilmente sarebbe equivalente alla decisione di Cipro di uscire dall'Unione Economica e Monetaria”.
“E' una soluzione dolorosa, i cui effetti esigono il massimo appoggio politico del popolo e implicano sacrifici”.
“Ma nonostante sia una soluzione dolorosa– continua il documento dei comunisti ciprioti – in tali circostanze, rappresenterebbe tuttavia un'alternativa seria - una volta che il paese si liberi dagli impegni politici -, che potrebbe aprire prospettive e possibilità di sviluppo e crescita nel futuro, avendo per base un nuovo modello economico di sviluppo”.
AKEL ritiene anche che tale decisione, nel caso venga assunta, debba essere accompagnata da negoziati tra Cipro e l'Unione Europea “per ottenere un'uscita ordinata e sulla base dei principi del diritto internazionale”.
Consapevoli dei pericoli e delle difficoltà di tali decisioni, i comunisti ciprioti si rivolgono al governo e alle forze sociali e politiche “perché venga in tal senso aperto un costruttivo dialogo politico e sociale, chiamando il popolo a pronunciarsi con un referendum”.
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Venerdì 17 Maggio 2013 07:23 |

Il Partito Comunista Siriano in merito all'aggressione israeliana
da www.solidnet.org | da Traduzione di Marx21.it
Nella notte tra il 4 e il 5 maggio, alcuni siti nella periferia di Damasco, sono stati presi di mira dal nemico sionista, ma naturalmente, l'obiettivo principale era sostenere i nemici della patria, che stanno ritirandosi di fronte al coraggioso Esercito Siriano e di rinfrancare il morale di queste bande di criminali.
L'aggressione criminale del nemico sionista non è che un'ulteriore prova di una verità evidente, quella che tutte queste bande armate stanno compiendo meticolosamente la volontà dei gruppi mondiali, imperialisti, sionisti e dei loro sostenitori più fedeli, vale a dire i reami e gli emirati del Golfo e la Turchia, agente della NATO.
La storia ci ha dimostrato che il popolo siriano è profondamente patriottico e sa unirsi di fronte all'aggressione imperialista straniera. Nessun compromesso con gli imperialisti e i loro agenti! Nessun dialogo con i nemici della patria che stanno compiendo la volontà degli imperialisti.
In questa grande battaglia nazionale, ribadiamo che il nostro popolo è fermo e risoluto e non importa quanti sacrifici dovrà sopportare, come hanno fatto i popoli del by I Want This">Vietnam, dell'Iraq e la resistenza nazionale libanese, popoli che hanno combattuto contro l'enorme macchina da guerra imperialista.
vittoria è sempre dalla parte della volontà dei popoli, a conferma di questo motto: meglio morire in piedi che vivere in ginocchio! E il popolo siriano fa parte di questi popoli.
Per questo noi affermiamo insieme alle persone amanti della libertà della nostra terra e del mondo intero: insieme vinceremo! La Siria non si inginocchierà mai!
Ammar Bagdache Segretario Generale del Partito Comunista Siriano
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Giovedì 16 Maggio 2013 18:33 |

"Droni” e diritti umani
di Luis Carapinha | da www.avante.pt
Traduzione di Marx21.it
Con Obama alla presidenza degli Stati Uniti i meccanismi della guerra nascosta hanno assunto una dimensione crescente nella catena bellicista della grande potenza imperialista. L'approfondimento della crisi sistemica e il pesante fardello delle guerre in Iraq e Afghanistan hanno aggravato l'indebitamento statunitense e rendono praticamente inevitabile la riduzione dei fondi del Pentagono. L'aggiornamento della strategia militare degli USA, con una maggiore propensione alle tecnologie della cosiddetta guerra intelligente, fa parte degli sforzi per adeguare, non intaccandola, l'agenda egemonica dei circoli dirigenti di Washington, la maggiore minaccia alla sicurezza internazionale. In conseguenza di ciò, quotidianamente, apparecchi aerei non pilotati, noti come droni, sparano furtivamente missili su “obiettivi” selezionati in Asia Centrale, nella Penisola Arabica, nel Medio Oriente, nel Corno e nel Nord d'Africa.
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Giovedì 16 Maggio 2013 07:04 |
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Primi risultati in politica estera del governo Letta-Alfano-Bonino
500 marines arrivano alla base di Sigonella, che rafforza il suo ruolo di gendarme USA nel Mediterraneo. Un nuovo intervento militare in Libia?
di Fausto Sorini, dipartimento esteri PdCI
Scrive Antonio Mazzeo sul Manifesto del 15 maggio che “gli Stati Uniti starebbero pensando di lanciare un nuovo attacco militare in Libia dalla stazione aeronavale di Sigonella. 500 marines sono stati trasferiti nei giorni scorsi in Sicilia dalla base di Rota in Spagna. Gli uomini fanno parte della Marine Air Ground Task Force (Magtf), la forza speciale costituita nel 1989 per garantire al Corpo dei Marines flessibilità e rapidità d’azione nei differenti scacchieri di guerra internazionali. L’unità di Rota è stata attivata dal Pentagono solo un paio di mesi fa per sostenere il Comando Usa in Africa (Africom) nell’addestramento e la formazione delle forze armate dei partner continentali e intervenire rapidamente in Africa in caso di crisi”.
A questa escalation interventista nella regione serve anche il MUOS, il dispositivo elettronico di intelligence satellitare che gli Stati Uniti stanno installando in Sicilia, a Niscemi: installazione fino ad ora osteggiata anche dalla giunta regionale Crocetta e da un importante mobilitazione del movimento siciliano contro la guerra, che si oppone alla crescente militarizzazione del territorio.
Questo movimento, che ha in sé un enorme valore simbolico, di portata nazionale e internazionale, assume oggi, con l'arrivo dei marines a Sigonella, un'importanza ancora maggiore: tanto più in presenza di un governo Letta-Alfano-Bonino, che in questo caso compie i suoi primi atti di complicità con la strategia aggressiva degli Stati Uniti, della Nato e di Israele nella regione.
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Mercoledì 15 Maggio 2013 18:30 |

Chris Hani, un eroe sudafricano
di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt
Traduzione di Marx21.it
I comunisti e gli altri democratici sudafricani hanno reso omaggio a uno dei loro eroi più cari, Chris Hani, nel 20° anniversario del suo assassinio. Con la convinzione che milioni di persone trovano oggi nella vita esemplare del combattente caduto un modello che dovrebbe ispirare gli attuali dirigenti della patria di Mandela. In quel momento segretario generale del Partito Comunista Sudafricano (SACP) ed ex capo di stato maggiore di Umkhonto we Sizwe (MK) - “La Lancia della Nazione”, braccio armato del Congresso Nazionale Africano (ANC) durante la lotta antirazzista -, Hani fu ucciso a colpi di arma da fuoco nell'aprile del 1993, l'anno precedente le prime elezioni democratiche che misero fine all'apartheid. L'autore del crimine, un immigrato polacco, era al soldo di una organizzazione nazista.
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Martedì 14 Maggio 2013 21:35 |

Comincia il cammino che ci porterà in Ecuador, al 18° festival mondiale della gioventù e degli studenti – 7-13 dicembre 2013
Nel passato e nel presente i giovani hanno sempre avuto un ruolo centrale nella lotta di tutta la società per il progresso e la giustizia sociale. La gioventù ha sempre militato dentro la lotta dei popoli per la pace, la solidarietà e la trasformazione sociale. In un mondo in cui l‘imperialismo si presenta come inevitabile, la lotta antimperialista dimostra che i giovani vogliono scegliere il loro futuro. Il 18° festival mondiale della gioventù e degli studenti che avrà luogo in Ecuador è uno spazio aperto a tutte le giovani donne e uomini per unire la loro voce contro l’imperialismo.
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Lunedì 06 Maggio 2013 07:14 |
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Nuovi bombardamenti israeliani contro la Siria - Risoluzione del C.C. del PdCI (Roma 5 maggio 2013)
Gli attacchi aerei israeliani di queste ore alla periferia di Damasco - subito avallati dal presidente Obama - sono l’ennesimo atto contro la sovranità della Siria e mostrano ancora una volta al mondo intero tutta l’arroganza e la prepotenza di Israele, che da decenni ignora ogni principio di legalità internazionale.
I bombardamenti aerei di oggi, che seguono quello avvenuto tra giovedì e venerdì, rendono evidente a tutti il carattere aggressivo di Israele e i legami strettissimi fra la crisi siriana e gli interessi internazionali che vogliono normalizzare la Siria, colpevole di non aver mai accettato le politiche statunitense per la regione.
Il Comitato centrale del Pdci, riunito a Roma domenica 5 maggio 2013, rinnova la sua amicizia e la sua solidarietà al popolo siriano e al suo legittimo governo e condanna ogni atto di ostilità che miri a disgregare lo stato arabo al fine di favorire localismi e logiche confessionali a tutto vantaggio di un neo-imperialismo sempre più aggressivo e criminale.
Chiediamo al governo italiano e alle forze politiche rispettose dei principi e dei valori della nostra Costituzione di dissociarsi apertamente da questa escalation aggressiva e di guerra.
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Giovedì 02 Maggio 2013 12:54 |
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L'incubo di una soluzione politica in Siria di Bassam Saleh
Rivela un rapporto israeliano, che ristretti livelli politici e militari in Israele temono "l’incubo" di una soluzione politica alla crisi siriana. Il rapporto afferma che, nonostante che siano trascorsi più di due anni di questa crisi, il sistema militare siriano è ancora coerente e forte, e costituisce una minaccia strategica per Israele.
Il rapporto, preparato da un centro di ricerca israeliano, molto vicino ai circoli del processo decisionale in Israele, racconta, che le varie agenzie di sicurezza in Israele, dall'inizio della crisi in Siria, stanno seguendo, con preoccupazione, ciò che sta accadendo sul terreno. Dal controllo delle istituzioni alle strutture militari siriane, alle varie unità e soprattutto le capacità missilistici difensive e offensive, oltre a seguire lo sviluppo di reti e centri di ricerca militari, alcuni dei quali sono state colpiti per mano di bande di terroristi e da Israele.
“Al-Manar” che ha avuto possesso di una copia del rapporto, aggiunge, che in Israele e nella regione c'è chi desidera e lavora per il prolungamento della crisi siriana e quindi allontanare una soluzione politica, per quanto sia possibile. Pur sapendo che una soluzione politica sia inevitabile, e che la caduta della leadership siriana, è un compito impossibile, senza che ci sia un l'intervento militare diretto e chiaro. Ma gli Usa e l'Occidente temono che questo intervento sia controproducente, non solo al livello militare, ma anche a livello di reazioni popolari in diverse regioni del Medio Oriente.
La relazione riconosce che vi è una nuova valutazione americana, che indica il fallimento del piano americano di dividere il mondo arabo in cantoni autonomi, dopo la collisione del treno americano con la ferma resistenza siriana.
Secondo il rapporto israeliano, le segnalazioni provenienti dal campo di battaglia in Siria, sia attraverso le informazioni raccolte dall’intelligence sia dalle parti legate alle bande terroriste, o grazie a agenti dell’intelligence israeliana piantati all'interno della Siria sotto protezione e copertura dell’intelligence saudita, turco e del Qatar, questi segnalazioni affermano che la prossima battaglia deciderà la posizione sul campo, sarà a beneficio del regime siriano, dove l'esercito usa tattica militare compatta e spinge le bande terroristiche a cadere rapidamente, in trappole e imboscate, pre-costruiti.
Secondo il rapporto, Israele condivide le preoccupazioni con i paesi circostanti la Siria, i quali hanno partecipato apertamente o in segreto al sostegno militare, di intelligence e logistico ai gruppi terroristici.
Questo appoggio che talvolta leda l'immunità di sicurezza del loro territorio, questi attori temono la permanenza della leadership siriana e la non disttruzione dello Stato, come risultato di un processo politico. E alla luce delle informazioni ricevute da dentro della Siria che parlano di grandi opportunità per il ritorno del presidente Bashar al-Assad al potere, in qualsiasi reale prossime elezioni presidenziali in Siria anche nel quadro del periodo transitorio, che viene incoraggiato da quella parte che sta cercando una soluzione politica alla crisi siriana.
Il rapporto rileva che Israele, come il resto degli alleati dell'America nella regione, hanno paura della sopravvivenza del presidente siriano e la sua permanenza alla guida di un paese,che mantiene tuttora una potenza e capacità militare, che non ha risentito in termini di arsenale e missilistico difensivo,questi trasformiranno il presidente Assad in forza, del nuovo Nasser, e questo significa che Assad e il suo paese saranno i numeri più forte nell'equazione del Medio Oriente.
Questo, continua il rapporto, aumenterà fortemente l'ascesa già iniziata di al-Assad, nella regione.Gli unici perdente saranno quelle forze che hanno sostenuto gli sforzi della distruzione dello Stato siriano, della sua gente, e del suo esercito e della sua leadership.
Questi forze perdente premano ora su Israele di trovare un pretesto necessario per prolungare la crisi in Siria, nella speranza di trovare una scappatoia appropriato nella fortezza diga che circonda Damasco che impedisce qualsiasi avanzamento dei gruppo terroristici verso la capitale. Il rapporto israeliano rivela che ci sono stati tentativi, di assicurare armi pesanti sofisticate alle bande terroristiche nel disperato tentativo di ripristinare un qualche tipo di sogno sperato e desiderato.
La relazione conclude che il grande successo ottenuto da parte dell'esercito siriano è basato sulla pulizia e l’avanzamento nelle aree controllate dalle bande terroristiche, e impedire che i terroristi tornano di nuovo.
Le ultime accuse, del presidente Usa Obama, rivolte all’esercito dello Stato siriano di utilzzare armi chimiche, fanno venire alla mente, quelle menzogne raccontate prima della guerra all’Iraq di qualche anno fa. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.
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Giovedì 02 Maggio 2013 10:47 |
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La fiducia arriva dagli Usa

Manlio Dinucci - da Il Manifesto
Enrico Letta ha ricevuto la fiducia: quella del segretario di stato Usa John Kerry che, ancor prima che la votasse il parlamento italiano, si è congratulato per la nascita del nuovo governo. Fiducia ben meritata. Enrico Letta, garantisce John Kerry, è «un amico buono e fidato degli Stati uniti, che ha dimostrato in tutta la sua carriera un fermo impegno nella nostra partnership transatlantica». Il governo Letta, sottolinea Kerry, assicurerà il proseguimento della «nostra stretta cooperazione su molte pressanti questioni in tutto il mondo».
È quindi il segretario di stato Usa a trattare un tema fondamentale che i partiti italiani hanno cancellato dal dibattito e dai programmi con cui si sono presentati agli elettori: la politica estera e militare dell’Italia. Il perché è chiaro: Pd, Pdl e Scelta Civica hanno su ciò la stessa posizione.
Possiamo dunque essere sicuri che l’Italia continuerà ad essere base avanzata delle operazioni militari Usa/Nato in Medio Oriente e Africa: dopo la guerra alla Libia, si sta conducendo quella in Siria, mentre si prepara l’attacco all’Iran. E, in barba al Trattato di non-proliferazione, resteranno sul nostro territorio le bombe nucleari che gli Usa hanno deciso di potenziare. Allo stesso tempo l’Italia continuerà a inviare forze militari all’estero, anche in Afghanistan dove la Nato manterrà propri contingenti dopo il «ritiro» nel 2014. Aumenterà di conseguenza la spesa militare, in cui l’Italia si colloca al decimo posto mondiale con 70 milioni di euro al giorno spesi con denaro pubblico in forze armate, armi e missioni militari all’estero.
A rafforzare la fiducia di John Kerry che l’Italia resterà alleato fidato sotto comando Usa è la nomina di Emma Bonino a ministro degli esteri. La Bonino, sottolineano a Washington, è una ex allieva del Dipartimento di stato, presso cui ha frequentato un corso di formazione (International Visitor Leadership Program).
Brillante allieva. Ha sostenuto i bombardamenti della Nato sull’ex Jugoslavia; ha sostenuto la guerra in Afghanistan, dichiarando che «non si può parlare di occupazione: by I Want This">qui c'è una forza multinazionale» e che «un'occasione militare può condurre alla democrazia»; ha accusato Gino Strada di «atteggiamento ambiguo, tra l'umanitario e il politico». Ha sostenuto la guerra in Iraq, affermando che «non c’era alternativa per sconvolgere la rete terroristica» dopo l’11 settembre e ha definito «irresponsabili» i manifestanti contro la guerra. E, in veste di vice-presidente del Senato, è stata tra i più accesi sostenitori della guerra alla Libia, chiedendo nel febbraio 2011 la sospensione del trattato bilaterale perché «lega le mani all'Italia nel prestare soccorso alla popolazione civile», «soccorso» arrivato subito dopo con i cacciabombardieri.
La Bonino potrà contare sui corsi di «peacekeeping» della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (già diretta da Maria Chiara Carrozza ora ministro dell’istruzione), che vengono tenuti anche in Africa. A quando, dopo quella in Libia, la prossima operazione di «peacekeeping»?
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Martedì 16 Aprile 2013 10:01 |

La vittoria di Nicolas Maduro apre una nuova fase nella Rivoluzione Bolivariana
Editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
Traduzione di Marx21.it
Con la partecipazione di circa il 78% dell'elettorato, il Venezuela ha vissuto ancora domenica scorsa (14 aprile) una festa democratica, a chiusura di una campagna elettorale avvenuta solo a causa di una fatalità – la morte del comandante-presidente Hugo Chavez, lo scorso 5 marzo. La partecipazione massiccia, il vigore democratico delle masse, il clima di tranquillità e pace, il perfetto funzionamento del sistema di votazione e scrutinio – attestato dagli osservatori internazionali – sono fatti rivelatori della maturità della democrazia in Venezuela, uno dei risultati più significativi della colossale Rivoluzione Bolivariana iniziata e diretta dall'ex presidente.
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